Aversa: sequestrata casa a luci rosse, le ragazze adescavano anche on-line

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Sequestrata ad Aversa la casa del sesso, dove giovani donne si prostituivano a basso costo, adescando i clienti anche attraverso annunci web.

Il tutto era gestito da una solida rete criminale che si occupava dall'amministrazione finanziaria e dei clienti, alla gestione dei proventi dell'attività illecita.

I Carabinieri della Tenenza di Melito, su disposizione del Tribunale di Napoli Nord di Aversa, hanno sequestrato l'appartamento. 

Il 3 giugno dello scorso anno i militari dell'arma hanno disarticolato un’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, favoreggiamento ed agevolazione della prostituzione e, in concorso con altre nove persone che a vario titolo sono state coinvolte nelle indagini, per una pluralità di reati.

Le indagini erano scattate sulla scorta di una segnalazione pervenuta nell'agosto 2019 relativa all'esistenza di una casa utilizzata per l'esercizio dell'attività meretricia. Gli investigatori si sono avvalsi, in quel caso, anche delle intercettazioni audio e video e del monitoraggio degli spostamenti in auto, per identificare tutto il gruppo e le relative mansioni.

Dalle indagini è emersa una rete di prostituzione ramificata in diversi Comuni oltre a Napoli, anche Giugliano, Aversa, Orta di Atella, Gricignano di Aversa, Melito di Napoli.

Tra le persone destinatarie del provvedimento cautelare figurano in particolare due sorelle, una delle quali col ruolo di promotrice ed organizzatrice dell’associazione.

Gli associati gestivano i proventi della prostituzione lasciando alle prostitute solo la quota individuata come alle stesse spettante, quantificata nella misura del 50% del guadagno complessivo. Le due sorelle coordinavano l’attività degli altri partecipi.

Nello specifico, gli inquirenti hanno scoperto che ognuno dei membri del gruppo aveva un ruolo ben preciso, che andava dall’adescamento dei clienti attraverso pubblicazione di annunci online, fino al supporto tecnico alle prostitute per migliorare la visibilità sul web delle loro “offerte”, per raggiungere un maggior numero di avventori. Spesso venivano migliorate anche le foto delle ragazze per cercare di adescare quante più persone possibili. Alle giovani veniva perfino impartito un "corso" sulle tecniche di approccio telefonico più efficaci.

Uno degli associati inoltre, curava il periodico spostamento delle prostitute da una casa all’altra e vigilava presso una degli appartamenti per evitare che potessero insorgere problematiche con i clienti.
Le prostitute, tutte di nazionalità straniera, venivano collocate dagli associati all’interno delle abitazioni di volta in volta reperite per essere destinati all’attività illecita ed attrezzate proprio per le esigenze legate al meretricio.

A seconda della tipologia di prestazione richiesta e della zona di provenienza del cliente, quest’ultimo veniva indirizzato, principalmente dalle due sorelle, verso l’una o l’altra casa. Quando il cliente non conosceva a sufficienza la zona da raggiungere gli venivano fornite, a mezzo telefono, dettagliate informazioni utili a consentirgli di raggiungere l'immobile dove avrebbe dovuto incontrarsi con una o più donne.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari sono state disposte ed eseguite perquisizioni anche presso quattro abitazioni ancora adibite a case di prostituzione, al fine di acquisire ulteriori elementi di prova e porre fine all’attività illecita accertata.