Zagaria nascosto per anni in pasticceria, due in manette

Michele Zagaria

Il boss del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, secondo le dichiarazioni di diversi pentiti, nel periodo della latitanza, durata 15 anni, «si sarebbe in più occasioni nascosto nel deposito sotto la pasticceria della 'Butterlfly' a Casapesenna». Proprio per questo motivo ieri sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Caserta e quella di Firenze, Pasquale Fontana, 46 anni, e Giuseppe Santoro, 51 anni, titolari dei noti punti vendita in tutta la Campania. I due devono rispondere di associazione per delinquere di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso, in quanto accusati di essersi intestatari di pasticcerie riconducibili al clan dei casalesi. Nel mirino degli inquirenti sono finite le pasticcerie della catena Butterfly, presenti in diverse regioni d’Italia. Secondo i magistrati, gli indagati avrebbero organizzato incontri riservati con Michele Zagaria e con altri affiliati al fine di pianificare le attività del gruppo camorristico.  Santoro, oltre ad ospitare il capoclan nella propria abitazione e in quella di suoi parenti, avrebbe messo a disposizione di diversi affiliati la pasticceria “Butterfly” di Casapesenna per la consegna di tangenti da destinare al boss durante la sua latitanza. Inoltre, l’uomo avrebbe ricevuto un grosso finanziamento da Zagaria, con cui – secondo gli inquirenti - era in società. La somma gli avrebbe consentito di estendere l’attività commerciale aprendo vari punti vendita su tutto il territorio campano, presso i quali venivano, poi, assunti diversi parenti di affiliati al clan per procurargli un lavoro lecito.

L’inchiesta è stata coordinata dalle Dda di Napoli e Bologna e ricostruisce anche la presunta infiltrazione camorristica, da parte del clan Casalesi, in imprese che operano in Emilia Romagna.

Nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia sono finite altre otto persone denunciate per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso, in quanto accusati di essersi fittiziamente intestati pasticcerie riconducibili al clan. Tra gli otto indagati c'è pure il padre di uno dei due arrestati. Sequestrati conti correnti, auto e quote societarie.