Camorra e Bingo: assolto l’imprenditore aversano Luciano Cantone

Bingo Boys

La terza sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha assolto dall’accusa di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni riconducibili al clan dei Casalesi, l’imprenditore aversano titolare di sale bingo Luciano Cantone, che secondo la DDA di Napoli sarebbe legato ai fratelli Francesco e Massimo Russo, i quali, per gli investigatori, gestivano gli affari illeciti della fazione “Schiavone” tra Aversa e Teverola. Assolti anche tre collaboratori di Cantone.

La vicenda giudiziaria ebbe inizio nel giugno 2013, quando 57 persone furono arrestate nel blitz denominato “Operazione Rischiatutto”.

Le stesse accuse di Luciano Cantone, furono rivolte nell'ambito dell'inchiesta anticamorra, anche nei confronti del fratello Mario, che nel febbraio del 2014 si suicido’ all'eta di 43 anni, impiccandosi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dopo circa 8 mesi di reclusione.

Ad accusare i fratelli Cantone fu Nicola Schiavone, il figlio pentito del capoclan Francesco Schiavone, detto “Sandokan”. L'operazione fu eseguita dal Ros dei carabinieri nell'Aversano, nel Napoletano e nelle province di Frosinone, Modena, Reggio Emilia e Catania, con numerosi sequestri di beni mobili e immobili per un valore di 400 milioni di euro, tra cui le sale scommesse “Casinò Normanno” di Aversa e il “Bingo Boys” di Teverola.