A Napoli arriva il fenomeno della Rage Room.

Hostel film

Nel gennaio del 2006, il promettente regista Eli Roth, amico di Quentin Tarantino, ideò e diresse uno dei film più crudeli e visionari del cinema horror hollywoodiano: Hostel. Nonostante i tanti divieti, la censura e comunque una recitazione da B-Movie, il film fu un successo mondiale, fino a farlo diventare un vero e proprio cult con susseguente filone di film fotocopia e anche due sequel. La trama del film era semplice, un élite di persone partecipava ad una asta, dove il vincitore pagava per avere il diritto di poter stare una quindicina di minuti chiuso in una stanza con un altra persona legata e imbavagliata, in questo lasso di tempo poteva, con qualsiasi arma o strumento volesse, sfogare la sua rabbia e ammazzare il malcapitato di turno, il tutto impunemente, poiché chi organizzava queste aste si preoccupava poi di far sparire corpi o inscenare incidenti. Come spesso accade, queste folli idee lanciate da Hollywood, possono diventare business per chi ci vede lungo; fu così che in Giappone nacque la prima Rage room. L'idea della stanza della Rabbia, questa la traduzione letterale di Rage Room venne come detto, ai giapponesi, nel 2008. Una stanza nella quale per 10/15 minuti una persona può distruggere tutto ciò che vuole. In modo da poter dar sfogo a tutta la rabbia repressa in ognuno di noi. Visto il successo e l'acclamazione di gran parte degli psicologi nipponici, l'esportazione dell'idea all'estero fu immediata e nacquero altre Rage room in Serbia, Inghilterra, Argentina e ovviamente negli Stati Uniti, oggi presente in centinaia e centinaia di città. Diverse Rage room sono presenti anche in Italia, tutte concentrate nel nord del nostro paese. Ebbene, dal 18 gennaio 2020, a Napoli, quartiere Fuori grotta, sarà inaugurata la prima Rage room del sud Italia. Attraverso l'apposita pagina Facebook sarà possibile prenotarsi e poter dar libero sfogo alla rabbia che portiamo dentro il nostro inconscio. Nel frattempo comunque non tardano ad arrivare le prime perplessità da parte di qualche psicologo. La Professoressa Cecilia Montella della Federico II di Napoli, ha sollevato più di un dubbio su questa nuova moda, sviluppata soprattutto tra i più giovani, chiedendosi se una volta fuori dalla stanza, la persona riesca a tornare alla realtà, controllando i suoi istinti e avere comportamenti civili accettabili.

Giuseppina Gagliardo