Casapesenna: imprenditori accusati di spalleggiare Zagaria, spostato il processo

Nicola e Antonio Diana

Sarà spostato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il processo che vede coinvolti i fratelli e imprenditori di Casapesenna, Nicola e Antonio Diana, accusati di aver spalleggiato il boss del clan dei casalesi Michele Zagaria. La decisione è stata presa, perché i reati a loro ascritti furono commessi prima della costituzione del tribunale di Napoli Nord di Aversa. I due fratelli - attualmente ai domiciliari - devono rispondere di concorso esterno in associazione camorristica. Titolari di una società di Gricignano di Aversa con 170 dipendenti, gli imprenditori sono stati chiamati in causa da diversi pentiti, che li accusano di far parte degli imprenditori vicini al capoclan di Casapesenna. Secondo gli inquirenti avrebbero “stretto un patto criminale” con il boss "Capa storta".  

"Abbiamo pagato il pizzo per paura, ma non siamo stati mai contigui al clan di Michele Zagaria, né abbiamo mai tratto vantaggio per le nostre attività. Siamo solo vittime", così invece, si sono difesi i fratelli Diana davanti al Gip, Maria Luisa Miranda, nel corso dell'interrogatorio di garanzia svolto a gennaio. Le accuse hanno profondamente scosso anche il mondo dell'associazionismo antimafia, poiché i due sono figli di vittima di camorra, il padre Mario Diana fu ucciso nella piazza di Casapesenna il 26 giugno del 1985, quando aveva appena 49 anni, per aver difeso la sua attività. Antonio e Nicola Diana, che allora avevano solo 18 anni, anche per ricordare la memoria del padre, hanno dato vita alla "Fondazione Mario Diana", che ha lo scopo di creare opportunità lavorative per i giovani del territorio.