Giorno del Ricordo, un dramma che coinvolge anche Aversa

campo profughi

Oggi è il Giorno del Ricordo istituito ne 2004 per non dimenticare e riflettere sullo sterminio di migliaia di persone innocenti, colpevoli solo di essere italiane, praticato dai partigiani comunisti titini alla fine della seconda guerra mondiale nella Venezia Giulia, in Istria e Dalmazia.
Quella storia che appare lontana da noi sia dal punto di vista temporale che geografico in realtà è anche Aversana, centinaia di esuli che furono costretti a scappare per sempre dalle loro case furono accolti ad Aversa, in quell'area oggi parco pubblico che per questo tutti chiamiamo “Campo profughi”, ex ospedale che in epoca fascista era intitolato ad Alessandro Mussolini (il padre del duce). Con loro arrivarono anche italiani che vivevano nel Dodecanneso, pure loro rimasti senza una casa dopo gli esiti del secondo conflitto mondiale.
Gli aversani accolsero con rispetto e dignità i connazionali che avevano per sempre perso la loro terra natia, passata dopo la guerra sotto il dominio iugoslavo. Un rispetto che altrove in Italia non ci fu, il furore ideologico aveva offuscato il senso di umanità verso gente che non aveva alcuna colpa se non quella di essere nata italiana. Quando centinaia di esuli, stipati in un treno merci, arrivarono nella stazione di Bologna i ferrovieri comunisti della Cgil proclamarono uno sciopero identificando quella gente come “fascista”, impedirono alla Croce Rossa Italiana di rifocillare le persone. Le cronache raccontano persino di latte buttato sui binari purché non fosse distribuito ai bambini affamati, di individui con la bandiera rossa che lanciarono oggetti contro il treno. Le autorità fecero ripartire il treno per Parma, la stessa che pure aveva respinto i fascisti capeggiati da Farinacci, dove i profughi furono in qualche modo assistiti prima di ripartire.
Ad Aversa i nostri connazionali, molti dei quali avevano avuto parenti assassinati dai titini, provenienti dalle terre perdute si integrarono con la popolazione e molti dei loro discendenti sono diventati nostri concittadini per sempre. Il campo profughi “baraccato” è rimasto attivo fino al 1990 (45 anni dopo la fine della guerra!), a testimonianza di come l'Italia è stata matrigna con questi suoi figli che vissero i baracche di legno e cartongesso.
Solo l'arrivo di un santo, Giovanni Paolo II, permise alle ultime famiglie di vedersi assegnata una casa normale, le autorità scelsero proprio il Campo Profughi come luogo in cui il pontefice celebrò una delle messe durante i tre giorni in cui rimase ospite nella nostra Diocesi, l'arrivo del Papa polacco in città coincise con un altro fatto storico la fine del dopoguerra anche ad Aversa, dopo quasi mezzo secolo.
Salvatore Pizzo