Don Barone tradito da un sms, in aula il racconto delle minacce e della veggente attrice

Don Michele Barone processo

Ieri mattina, durante il processo che vede sul banco degli imputati don Michele Barone, il prete del Santuario di Casapesenna accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti di una 13enne e di violenza sessuale nei confronti di due 20enni, è stata ascoltata un'ex adepta.

La fedele ha raccontato ai giudici di essersi avvicinata al sacerdote nel gennaio del 2016 quando, affranta per la fine della storia con il suo fidanzato, si recò al Tempio di Casapesenna. La giovane ha dichiarato che Don Barone le chiese una frequentazione assidua, che la condusse a non concludere gli studi dopo aver conseguito la laurea triennale, convinta anche che il prete potesse mantenere la sua promessa di guarirla dalla celiachia.

Interrogata sugli esorcismi, la teste ha raccontato di quando ad una delle ragazze, ritenute da Barone possedute dal demonio, gli fu posizionato da questi il pollice sull’inguine. Ma il racconto continua con le esperienze personali, come quando il prete le avrebbe palpato il seno durante una confessione.

La situazione si sarebbe complicata nell’autunno 2016, quando maneggiando il telefonino del sacerdote, la giovane avrebbe visto un messaggio inviato dall'uomo alla sua amante. Nell'sms Don Barone avrebbe scritto "Mi manchi, ti amo". La fedele, a questo punto, sconvolta da quanto letto avrebbe raccontato la vicenda ad altri adepti, scatenando la rabbia del prete.
Don Barone - secondo la testimone - non si sarebbe però, limitato a negare il tutto e a darle della bugiarda, ma l'avrebbe prima allontanata dal Tempio di Casapesenna per poi cercare vendetta, arrivando addirittura a chiedere ad un suo seguace di bruciare la pizzeria di sua proprietà, situata ad Aversa.

Infine, la teste ha riferito ai giudici che il prete per accrescere la sua fama, avrebbe architettato una vera e propria farsa, utilizzando "la piccola veggente di Casapesenna", una 20enne "salvata" dal demonio quando era ancora minorenne e divenuta una sua aiutante perenne. La ragazza sarebbe stata presentata ai seguaci come una vera e propria profeta capace di parlare con la Madonna, gli angeli e San Michele.

Secondo l'ex adepta, la giovane veniva utilizzata da Don Barone come uno specchietto per le allodole per acquisire agli occhi dei seguaci sempre più carisma. Addirittura sarebbero stati scritti veri e propri copioni capaci di rendere famoso il sacerdote, fino a farlo arrivare anche in televisione.

«La ragazzina si dimenava - afferma la testimone - e don Barone la prendeva per i capelli. Ma lei una volta disse “non è il diavolo, ma sono io”. Barone per zittirla le diede uno schiaffo e le fece uscire il sangue dalla bocca. Sul puff della casa in cui avvenne tutto questo c’è ancora lo schizzo di sangue». Gli episodi violenti sarebbero stati anche altri: «A un posseduto Barone schiacciò così tanto la testa col piede che pensammo che gli sarebbe esploso il cranio. Ad un altro spaccò un sopracciglio con una teca», ha concluso la ragazza.

Il processo, che vede alla sbarra oltre al sacerdote, il dirigente del commissariato di Maddaloni Luigi Schettino ed i genitori della 13enne picchiata durante presunte pratiche esorcistiche, è stato rinviato a febbraio. Nella prossima udienza sul banco dei testimoni comparirà il pentito Michele Barone, cugino omonimo del prete ed affiliato al clan dei Casalesi.