Cicciariello Walter Schiavone

Si è tenuto ieri presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo sugli sversamenti illeciti dei rifiuti tossici effettuati dal clan dei Casalesi, che vede sul banco degli imputati i boss Walter Schiavone, fratello del capoclan «Sandokan», e il cugino, Francesco Schiavone, meglio noto come «Cicciariello»,  accusati di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con l'aggravante mafiosa, in relazione al presunto inquinamento delle acque perpetrato tra il 1992 e il 1993. Coinvolti anche il collaboratore di giustizia Luigi D'Ambrosio e Nicola Pezzella, genero di Carmine Schiavone, il cugino pentito di «Sandokan» venuto a mancare nel febbraio del 2015.  

Il processo ha avuto origine nel 2014 dall'indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Le rivelazioni dei pentiti portarono ai sopralluoghi nei siti indicati e in particolare agli scavi nei pressi dello stadio comunale di Casal di Principe.

Le analisi attestarono la presenza di 150mila metri cubi di rifiuti tossici altamente pericolosi, che avrebbero contaminato la falda acquifera. Successivamente furono confiscati diversi pozzi da cui i casalesi prelevavano l'acqua per irrigare la terra e per il consumo domestico. Gli inquirenti hanno evidenziato come il clan camorristico, incurante della salute di familiari e dell'intera popolazione, aveva trasformato un'area estremamente fertile nella Chernobyl della Terra dei Fuochi.

Al processo si è costituito parte civile il Comune di Casal di Principe.