Il "brand" criminale dei Casalesi a Padova tirava grazie a certi veneti...

soldi

“Abbiamo scelto di concentrare le nostre attività nel Nordest e in particolare a Padova, perché qui il tessuto economico non è così onesto. Il margine di guadagno era buono, perché la gente non ha vogia di pagare le tasse(...). Avevamo la disponibilità di commercialisti e notai compiacenti (…) Al front office non potevamo certo metterci dei meridionali...”. Parole su cui riflettere espresse da Mario Crisci, condannato con sentenza definitiva a 15 anni di reclusione, nell'ambito di un'inchiesta che nel 2011 ha riguardato le attività della società Aspide. Ai vari imputati che agivano in Veneto usando il marchio del “Clan dei Casalesi” sono stati contestati, a vario titolo, i reati di: associazione di stampo mafioso, usura, estorsione, esercizio abusivo dell'attività di intermediazione finanziaria, minacce, lesioni e sequestro di persona.