Nazario Di Cicco ospedale Moscati di Aversa

Il caso di Nazario di Cicco, chirurgo dell’ospedale Moscati di Aversa, è finito sotto i riflettori della trasmissione d'inchiesta di Italia 1 "Le Iene". Il medico ha dichiarato di non operare da circa 20 anni, dopo aver denunciato alcuni casi di malasanità all’ASL di Caserta, riguardanti la struttura ospedaliera normanna.

La prima denuncia dello specialista fu fatta nel 2000, quando dichiarò che al "Moscati" di Aversa non solo non vi erano gli strumenti sanitari indispensabili per curare i pazienti, come quando doveva "operare una tibia senza avere a disposizione le placche e le viti", ma che la situazione era ancora più drammatica, poiché a ricoprire il ruolo di primario vi era "un medico che non aveva mai eseguito un’operazione in vita sua." 

La denuncia di Nazario di Cicco catapultò la struttura normanna in uno scandalo, che portò alla pubblicazione sul "Corriere del Mezzogiorno" di una statistica che dimostrava come 248 persone sarebbero potute sopravvivere, se il nosocomio avesse mantenuto standard “normali” di igiene e sicurezza.

Dopo la denuncia, il chirurgo continuò la sua battaglia pubblicando sulla stessa testata un articolo dal titolo: “Io, primario, del mio ospedale non mi fido”. A seguito della pubblicazione fu sottoposto ad una perizia psichiatrica che lo definì affetto dalla “mobbing syndrome", una sindrome risultata inesistente, ma che ha comunque fatto propendere l’ASL CE2 per la sua sospensione dalla professione medica.

Nazario di Cicco decise allora di querelare nuovamente, riponendo la sua fiducia nella magistratura, la quale gli diede ragione nel 2010, anno in cui l’azienda sanitaria locale venne condannata a risarcirlo con 84mila euro.

Una vittoria parziale, poiché prima della sentenza, il medico venne licenziato in seguito ad un’altra perizia psichiatrica che lo definì, questa volta, affetto da personalità multipla. L'ultima relazione sanitaria - come ha dichiarato anche la moglie del chirurgo a "Le Iene" - gli avrebbe causato  molti problemi non solo sul piano professionale, ma anche su quello personale.

Nazario di Cicco decise così, di adire nuovamente alle vie legali, accusando l’Asl di ingiusto licenziamento. In tribunale arriva la sua seconda vittoria, quando l’Azienda viene condannata a risarcirlo con circa mezzo milione di euro. Adesso, Di Cicco, riassunto all'ospedale, ha dichiarato che nonostante tutto l'iter giudiziario al momento non può esercitare il suo lavoro di chirurgo ortopedico. Lo specialista ha raccontato alla trasmissione di Italia1 di essere stato "relegato a mansioni di archivio che - definisce - adatte a uno che ha la seconda media”.

Diversa invece, la posizione del dirigente generale dell’ASL di Caserta 2 Mario De Biasio, il quale intervistato dalla iena Pecoraro, ha affermato che non solo Di Cicco continua a svolgere la sua professione di ortopedico, ma anche di non aver compiuto alcuna azione di mobbing nei suoi confronti.

"Le Iene" inoltre, nell'ambito della stessa inchiesta hanno condotto alcune indagini, che avrebbero evidenziato come alcuni medici del "Moscati" di Aversa, preferirebbero ricorrere a cure mediche presso altre strutture sanitarie, ritenute più efficienti.

Il servizio ha mostrato infine, le precarie condizioni nelle quali versa il nosocomio normanno, invaso da insetti e topi, con la presenza tutt'oggi di strumentazioni non funzionati.