False perizie mediche al killer dei casalesi, la difesa: "Setola non finse"

Giuseppe Setola O ciecat

La diagnosi di una parziale cecità di Giuseppe Setola detto «O’Cecato», sarebbe reale e non fittizia. Questa la tesi portata avanti dalla difesa del feroce killer del clan dei Casalesi nel processo che vede imputati, oltre al cecchino del gruppo malavitoso, accusato di 18 omicidi commessi in nove mesi di latitanza fra il 2008 e il 2009 , anche l’oculista di Pavia Aldo Fronterrè, che analizzò le condizione del paziente.

Per l’accusa il medico avrebbe agito in concorso con Setola, attestando falsamente l’esistenza di patologie oculistiche inesistenti e inducendo i magistrati a rivedere il regime carcerario del paziente definito poco consono alla sua condizione di salute. Il capo dell'ala stragista del clan dei Casalesi, passò così ai domiciliari nella clinica Maugeri di Pavia, per poi evadere il 7 aprile del 2008.

Questa mattina i difensori dei due imputati hanno fatto le loro arringhe dinanzi al giudice Di Girolamo. In particolare l'avvocato di Setola, Paolo Di Furia  ha sostenuto l'assoluzione ribadendo come il cecchino non abbia potuto partecipare alla falsa perizia del medico né tantomeno alterare esami che sono stati strumentali. 

Differente la posizione di Fronterré, esposta dall'avvocato Coppola. Secondo il legale dello specialista, il suo assistito avrebbe sostenuto la veridicità clinica della diagnosi, il foro maculare ad un occhio, e non avrebbe mai supportato - come contestato dalla Procura - il clan dei Casalesi, restando estraneo alle dinamiche del gruppo criminale. Infine, secondo la tesi difensiva, Setola, all'epoca della perizia del medico, non aveva un ruolo apicale all'interno del clan e quindi Fronterré non sarebbe potuto essere a conoscenza della vita del suo interlocutore.

Posizione diametralmente opposta quella della Procura, il pm Milita infatti, ha chiesto 16 anni a testa per i due imputati. Secondo il pubblico ministero Fronterré avrebbe partecipato attivamente alle inziative del clan dei Casalesi in quanto, in precedenza, avrebbe svolto lo stesso servizio per un altro boss, Enrico Martinelli.