Terrorismo internazionale. Pentito confessa: «L'isis voleva comprare kalashnikov»

Khemiri Mohamed Kamel Eddine

Salvatore Orabona, ex esponente del clan dei casalesi Casalesi, oggi collaboratore di giustizia, ha raccontato ai giudici di aver negato la vendita di armi a Mohamed Kamel Eddine Khemiri, il tunisino 44enne residente a San Marcellino e condannato a giugno, in primo grado, ad otto anni per terrorismo internazionale di natura islamica.

Da quanto emerso nelle motivazioni della sentenza della Corte di Assise del tribunale di Napoli, depositate in questi giorni, che ha riportato in galera Khemiri dopo la condanna a otto anni di reclusione, il tunisino avrebbe tentato di acquistare 5 kalashnikov dall'allora affiliato al gruppo camorristico dei casalesi.

"Le armi - ha dichiarato  Orabona - non le ho volute dare a quelle persone". L'incontro sarebbe avvenuto in un bar, dove oltre a Khemiri si sarebbero presentati altri due stranieri residenti in Italia da diverso tempo. La vendita è stata portata a termine solo per alcune automobili, come ha confessato lo stesso pentito. 

Per i giudici il tunisino sarebbe a capo di una centrale della falsificazione dei documenti, fondamentali per ottenere i permessi di soggiorno. Ma a preoccupare maggiormente gli investigatori è la rete di contatti che il tunisino avrebbe messo in piedi sui social, in particolare su Facebook e Twitter, con il fine di alimentare una campagna di proselitismo per l’Isis.

 “O lettore dei miei scritti, non piangere per la mia morte – scriveva su Twitter il 17 marzo 2015 – oggi sono con te e domani sotto terra. O passante sulla mia tomba, non meravigliarti del mio stato. Ieri ero con te, domani sarai tu con me". Questo è uno dei tanti post pubblicati dallo straniero sulla rete, che secondo i giudici rappresenterebbero la prova della maturazione del passaggio al fondamentalismo islamico armato.