Questione San Paolo, dove eravamo rimasti?

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L'inizio del campionato e i primi verdetti (non proprio positivi) del calcio giocato hanno posto in secondo piano la diatriba Stadio San Paolo, questione comunque non ancora risolta.
Pochi giorni fa, 1 settembre, la UEFA dopo aver bocciato a marzo, negando al San Paolo la licenza UEFA, ha concesso la deroga per la prossima Champions League al Napoli, scongiurando così alla squadra e ai tifosi partenopei di emigrare a Palermo per giocare le tre gare del girone Champions degli azzurri.
Approfittando della tregua tra le due parti in causa, Comune e Presidente, cerchiamo di ripercorrere le vicende accadute che hanno poi portato allo scontro totale per l'uso dello Stadio San Paolo, tra la giunta comunale di De Magistriis e il presidente del Calcio Napoli De Laurentiis.
Nel 2004 Aurelio De Laurentiis acquista il Calcio Napoli, società fallita che deve ripartire dal campionato di Serie C. L'allora sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, dopo una lunga ed estenuante trattativa con De Laurentiis, ad aprile del 2005 sigla un accordo con il Calcio Napoli, nel frattempo risorto col nome Napoli Soccer, per l'uso dello Stadio San Paolo.
Un accordo decennale che è, come pubblicamente dichiarato dallo stesso sindaco, un accordo altamente favorevole al Calcio Napoli come aiuto a ripartire per quello che è il primo amore dei napoletani.
Nel 2015 scade la convenzione e nel frattempo a Palazzo San Giacomo si è insidiato un nuovo sindaco, l'ex magistrato Luigi de Magistriis.
Da qui inizia la lotta per lo più mediatica tra sindaco e presidente per l'uso del San Paolo.
La nuova giunta comunale nota che dal 2006 fino al 2012 il Calcio Napoli non ha pagato il canone oltre ad una parte dei ricavi ottenuti dalle pubblicità, contravvenendo all'accordo siglato. Il presidente De Laurentiis risponde che rivendica dal Comune di Napoli milioni di euro che lui ha anticipato per effettuare lavori allo Stadio affinché fosse agibile per le gare di campionato e per le competizioni europee. Da qui il primo scontro, siamo nel febbraio del 2014 e il comune chiede la messa in mora del Calcio Napoli; interviene la Corte di Conti che dà ragione al comune ed esegue un sequestro conservativo, bloccando 5 milioni di euro dai conti di De Laurentiis.
Nel frattempo alla convenzione scaduta nel 2015, non ne segue una nuova, perché De Laurentiis rifiuta in più occasioni qualsiasi trattativa proposta dal comune, rivendicando ancora milioni di euro anticipati per i lavori; dall'altra parte, il Comune rifiuta qualsiasi proposta di acquisto o concessione del presidente partenopeo. Si va avanti con una proroga che prevede il versamento del 10% degli incassi e parte dei ricavi delle pubblicità che il Calcio Napoli deve corrispondere al comune.
Per il momento comunque ancora non corrisposte.
L'ex presidente della Commissione Sport Gennaro Esposito, che nel 2016 riuscì a strappare a De Laurentiis la proroga del 10% degli incassi ha rilasciato alla stampa alcune dichiarazioni in merito alla questione stadio, precisando che il comune di Napoli non dovrebbe restituire niente a De Laurentiis per i lavori effettuati al San Paolo dalla Società Calcio, poiché: "i lavori non sono stati realizzati secondo la forma pubblica. Non puoi spendere 2 milioni e mezzo per lo stadio senza rispettare tutte le norme sui contratti pubblici di appalto e poi presentare delle fatture chiedendo che il Comune te li restituisca. Nel pubblico non funziona così».
Altra benzina sul fuoco l'ha versata proprio oggi il Consigliere Comunale Diego Venanzoni dichiarando alla trasmissione sportiva "Si gonfia la rete" in onda su Radio Marte: "il Comune di Napoli potrebbe anche non concedere lo stadio a De Laurentiis. Può esserci questo rischio perché non c’è un rapporto formale né una convenzione firmata e per questo ritengo sia opportuno l’intervento del Prefetto. Poi, c’è l’inadempienza delle fatture non pagate".
La situazione non sembra possa risolversi in tempi brevi e comunque non senza l'intervento della magistratura.
È diventata un'intricata partita di poker, ma De Laurentiis ha pessime carte e stavolta non può bluffare, il comune andrà a vedere il punto.

Giuseppina Gagliardo