pista atletica

L'atletica italiana ha toccato il fondo. I risultati raggiunti dai nostri portacolori nell'ultima edizione dei Campionati Europei di Atletica Leggera è stata la peggiore dal 1958.

La manifestazione europea, quindi preclusa alle nazioni che solitamente giganteggiano nelle competizioni di atletica, vedeva anche la Russia esclusa per lo scandalo del 'Doping di Stato', con pochi atleti russi ammessi ma partecipanti senza nazionalità.
Le premesse c'erano tutte, quindi, per conquistare tante medaglie, soprattutto visti alcuni risultati pre-europei ottenuti dai nostri atleti, su tutti Filippo Tortu, che dopo 40 anni aveva battuto il record sui 100 metri di Pietro Mennea, diventanto il primo italiano a scendere sotto i 10 secondi, nonché il terzo atleta bianco a farlo. Elena Vallortigara nel salto in alto e Gianmarco Tamberi nel salto con l'asta.

Grande attesa anche nel vedere i risultati conseguiti dagli italiani di 'seconda generazione' ovvero i naturalizzati, con un'attenzione particolare alla discobola e pesista Daisy Osakue, la giovane torinese di origini nigeriane vittima di un'aggressione da parte di tre giovani torinesi poi denunciati per lesioni e omissione di soccorso.

Alla fine, tutta l'impresa italiana in Germania si può riassumere con una sola parola: Disastro.

In totale 6 medaglie, di cui una d'oro, conseguita non vincendo una gara, ma sommando i tempi migliori in tre specialità di marcia diverse, per assegnare la medaglia a squadre. I tre marciatori italiani avevano ottenuto solo piazzamenti nelle singole discipline. Quindi in sostanza lasciamo Berlino senza vincere una singola gara di atletica leggera proprio come in Svezia nel '58.

Il Day After ha portato alle dimissioni di Stefano Baldini, ex maratoneta campione olimpico. Purtroppo come solita prassi tutta italiana, chi si dimette è sempre quello che ha meno colpe, i vertici della Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL) sono rimasti dove sono.

Nello sport più nobile e antico del mondo, l'atletica italiana ha forse toccato il punto più basso della sua storia; la speranza è che per le Olimpiadi di Tokyo 2020, molti componenti della Federazione Italiana responsabili di anni di disastri siano rimossi dalle poltrone, lasciando spazio a chi ha competenza e voglia di fare. La vediamo dura, dopotutto noi italiani siamo bravi a cambiare tutto per non cambiare niente, Federazione Italiana Giuoco Calcio docet!

Giuseppina Gagliardo