Disastro ambientale Resit: acquisita la relazione dei periti

Resit Giugliano

Il disastro ambientale della discarica Resit di Giugliano, di proprietà dell'imprenditore paretano Cipriano Chianese, è stato analizzato dai periti incaricati di fare una consulenza tecnica, la cui relazione è stata acquisita ieri mattina dai giudici.

Il collegio di consulenti tecnici è stato nominato dalla Corte napoletana per giudicare il criterio utilizzato dagli organi istituzionali (Istituto Superiore della Sanita', Sogesid/Commissariato di Governo, Arpac) in relazione alla mancanza di compromissione ambientale, in conflitto con quanto dichiarato dal consulente della Procura. Il lavoro è stato ultimato nel mese di marzo e la perizia ha invece, conferma il danno ambientale. "Si ritiene - scrivono i consulenti del giudice nelle 84 pagine della perizia depositata agli atti - che l’attività di ricezione e smaltimento dei rifiuti sversati nel corso degli anni, verificata anche la natura pericolosa - tossica e/o nociva - di alcuni di essi abbia effettivamente prodotto un danno all’ambiente". 

Il processo riprenderà a settembre. 

In primo grado è stato condannato a 20 anni di carcere l'avvocato Cipriano Chianese, ideatore del traffico di rifiuti, definito il "re delle ecomofie". L'imprenditore avrebbe agito per conto del clan dei Casalesi.

Giulio Facchi, ex sub commissario di governo per l'emergenza in Campania, è stato condannato a 5 anni e sei mesi; Gaetano Cerci dovrà scontare 16 anni, mentre i fratelli Elio, Generoso e Raffaele Roma, imprenditori del settore rifiuti di Trentola Ducenta, dovranno espiare una pena di 5 e 6 anni.

Intanto, sulla discarica dei veleni posta sul confine tra Giuliano e Parete, si è espresso anche Mario De Biasio, il commissario incaricato di gestire l’operazione, che ha dichiarato: «La bonifica è il ripristino dei luoghi, impossibile in questo caso», sarebbe più opportuno parlare dunque di messa in sicurezza