Confermata la confisca dei beni a Paolo Saverio Schiavone, fratello di "Cicciariello"

Francesco Schiavone CICCIARIELLO

La  Corte di Cassazione ha confermato la confisca dei beni di Paolo Saverio Schiavone, imprenditore 64enne di Casal di Principe, fratello del boss Francesco Schiavone, detto «Cicciariello», cugino del capoclan omonimo noto come «Sandokan». Secondo i magistrati, i soldi del clan dei Casalesi venivano riutilizzati nelle attività agricole del fratello del boss.

Schiavone si era rivolto alla Suprema Corte per la revoca del provvedimento di confisca, disposto dalla Corte d'Assise d'Appello di Napoli, per la sua pericolosità. I giudici del secondo grado di giudizio ne avevano, però, riqualificato la condotta da associazione mafiosa a favoreggiamento reale revocando il sequestro dei beni e disponendone la confisca. Per Schiavone, tuttavia, la sua situazione reddituale era "adeguata a dimostrare la liceità dei redditi con i quali sono stati acquistati i beni confiscati" e per questo motivo aveva chiesto la revoca della confisca, misura negata dai giudici, che hanno confermato in pieno il provvedimento rigettando il ricorso.

Secondo i togati, Schiavone avrebbe utilizzato la sua attività di imprenditore agricolo per reinvestire gli illeciti guadagni del gruppo malavitoso, e soprattutto alla fine degli anni '80 avrebbe affiancato alla sua attività lavorativa quella di supporto al clan. La Corte ha evidenziato come all'epoca in cui risale l'acquisizione dei beni confiscati, Schiavone era portatore di pericolosità sociale qualificata.

Per questo motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il 64enne è stato condannato al pagamento di 2000 euro in favore della Cassa delle Ammende.