Vincenzo Ruggiero massacrato per gelosia: concluse indagini su Ciro Guarente

Vincenzo Ruggiero Ciro Guarente Heven Grimaldi

Sarà interrogato nei prossimi giorni Ciro Guarente, l'ex marinaio 36enne in carcere da quasi 11 mesi per l'efferato omicidio di Vincenzo Ruggiero, 25 anni, avvenuto il 7 luglio scorso in un'abitazione di Aversa.

Secondo l'accusa,  Guarente avrebbe, per motivi di gelosia, prima ucciso a colpi di pistola il giovane attivista gay di Parete e poi fatto a pezzi il cadavere, cospargendo i resti di acido e occultandoli sotto un massetto di cemento in un autolavaggio di Ponticelli. Dieci giorni fa, il sostituto procuratore di Napoli Nord, Vittoria Petronella, ha notificato l'avviso di conclusione indagini all'ex marinaio, e all'altro indagato Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto assassino la pistola calibro 7,65 usata per freddare Ruggiero.

Gli inquirenti ritengono che il 36enne abbia agito per una gelosia morbosa dovuta al fatto che la sua compagna transessuale, Heven Grimaldi, condivideva l'abitazione con il giovane attivista gay. Un'amicizia mal tollerata che lo avrebbe portato a premeditare e a compiere il terribile massacro.

Dalle analisi eseguite dai consulenti nominati dalla Procura diretta da Francesco Greco, sono emersi dettagli raccapriccianti sulle modalità di uccisione e di occultamento del cadavere.

I tecnici del pubblico ministero sostengono che il 36enne, avrebbe innanzitutto sparato due volte dall'alto verso il basso Ruggiero, in quanto quest'ultimo si era inginocchiato nel tentativo di difendersi, poi avrebbe esploso un terzo colpo alla schiena della vittima, che è deceduta. Nello stesso momento una persona ingaggiata da Guarente avrebbe sparato dei fuochi di artificio, con il fine di evitare che si potessero sentire i colpi di arma da fuoco. L'accusato avrebbe caricato il cadavere in auto, trasportandolo fino a Ponticelli.


Non contento, l'ex della Marina militare avrebbe esploso numerosi colpi con un fucile a pallettoni verso il cranio della vittima, riducendolo in piccoli pezzi, continuando con il sezionamento del corpo in due parti attraverso un profondo taglio praticato con un'accetta all'altezza della terza-quarta vertebra lombare. Amputati successivamente il braccio destro e alcune dita della mano sinistra. L'accusato avrebbe inoltre, collocato i resti in un vano posto sul pavimento dell'autolavaggio e cosparso il tutto con acido cloridrico e muriatico.

Dalle indagini è emerso infine, che Guarente sarebbe poi tornato nell'autolavaggio a Ponticelli per mescolare i resti con rifiuti e materiale di risulta, ricoprendo con cemento a presa rapida, e realizzando questa volta un massetto di 50 centimetri di altezza.

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