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Riciclaggio soldi del Clan Mallardo, coinvolto il socio del padre della Boschi

Francesco Mallardo Pier Luigi BoschiTra le pagine della misura cautelare notificata al boss di Giugliano in Campania, Francesco Mallardo e ai suoi presunti prestanome, emerge il nome di Pier Luigi Boschi, padre dell'ex ministro e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena.

L'Antimafia, nell'ambito dell'inchiesta che ha portato due giorni fa all'arresto di 19 persone e al sequestro di beni per oltre 50 milioni di euro, si è imbattuta nel nome dell'ex Vice Presidente di Banca Etruria, estraneo alle accuse contenuta nel dossier, compiendo accertamenti sui conti correnti di un suo socio, l'imprenditore toscano 64enne Mario Nocentini.

L'imprenditore edile di Montevarchi, comune in provincia di Arezzo, è attualmente indagato per riciclaggio con l’aggravante d’aver favorito il clan camorristico Mallardo, e proprio tra le decine di conti correnti che i pm avevano chiesto di sequestrargli ce ne sono due — aperti presso la Banca del Valdarno — cointestati anche a Pier Luigi Boschi. Più precisamente, dalle indagini è emerso che uno dei conti è intestato a più soci, tra i quali Nocentini e Boschi, mentre un altro risulta intestato soltanto a questi ultimi. Nei faldoni dell'accusa spunta anche una vecchia società che risale a più di venti anni fa, periodo nel quale Pier Luigi Boschi era segretario della Coldiretti.

Nonostante il noto banchiere non risulti indagato, tutti i depositi del suo socio, in parte anche suoi, sono finiti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti che stanno cercando di ricostruire il percorso del denaro che sarebbe stato investito dal clan camorristico giuglianese, sempre più attivo in Toscana. Intanto, il gip ha negato il blocco delle proprietà di Nocentini, ma l'attività investigativa prosegue a trecentosessanta gradi per ricostruire ogni passaggio e per individuare la provenienza dei soldi.

Le indagini sono state avviate più di due anni fa e condotte congiuntamente dalla polizia di Napoli e Firenze. Gli agenti hanno prima individuato gli affari del gruppo camorristico, consistenti prevalentemente nel traffico di armi e droga, per poi ricostruire le attività di riciclaggio dei proventi derivanti dalle attività illecite.

Il  sodalizio camorristico giuglianese ha costruito negli anni un impero esteso in diverse regioni, tra cui la Toscana, e tra le tante società è spuntata una in provincia di Arezzo, la Valdarno Costruzioni, oggetto di controlli. La figura di Nocentini è emersa proprio da questi accertamenti e insieme ad altri l’imprenditore viene adesso accusato di aver «effettuato operazioni — alcune giustificate come “rimborso finanziamento socio” — per rendere difficoltosa o comunque ostacolare l’identificazione dell’origine illecita della provvista».