Casal di Principe: uccisero l'imprenditore Feola, che non aderì alle regole del clan. Arrestati in quattro

DiaDalle prime ore di questa mattina, i carabinieri di Caserta stanno eseguendo nell'Aversano e nelle province di Como, Sassari e l’Aquila, una misura di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Napoli, nei confronti di 4 indagati ritenuti responsabili di concorso in omicidio e detenzione e porto illegale di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.

I quattro arrestati: Francesco Bidognetti, alias “Cicciotto ‘e mezzanotte”, Francesco Schiavone alias “Cicciariello”, il 60enne Andrea Cusano e il 53enne Ettore De Angelis, sono accusati dell’efferato omicidio dell’imprenditore Vincenzo Feola.

L’uomo di San Nicola la Strada, comune in cui fu anche assessore, fu ucciso a Caserta il 21 ottobre 1992, all'età di 58 anni, all’interno della sua azienda “Appia Calcestruzzi” situata in Viale Carlo III, dedita alla produzione e alla vendita di cemento e materiale edile. 

L’indagine, avviata nel 2015, ha avuto rilevanti sviluppi a seguito delle dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui: Nicola Panaro, Giuseppe Misso e Cipriano D’Alessandro.

Dalle indagini è emerso che i quattro arrestati, avrebbero concordato l’esecuzione del delitto, in quanto Feola decise di non aderire più al Consorzio CEDIC Calcestruzzo, che in maniera monopolistica gestiva e spartiva gli appalti relativi alla fornitura del cemento nel nostro territorio.

Al consorzio creato da Antonio Bardellino, aderirono tutti i produttori di calcestruzzo della zona, determinando la gestione del mercato in maniera esclusiva da parte del gruppo camorristico. In particolare Feola, già socio del Consorzio, chiese l’estromissione della propria azienda dalla Cedic, perché non volle più sottostare alle condizioni economiche dettate dal clan, vale a dire la corresponsione di una percentuale di 2mila lire per ogni metro cubo di cemento distribuito.

L'imprenditore venne ucciso per la sua volontà di cercare di determinare il prezzo del cemento sul mercato a prescindere dalle decisioni del Consorzio, evitando di pagare una percentuale sui lavori che stava effettuando nell’area industriale di Marcianise, vale a dire la costruzione del centro orafo Tarì, in quanto persuaso di poter essere appoggiato dal clan Belforte.