Michele Zagaria Oscar VesevoOscar Vesevo, l’agente di polizia che contribuì alla cattura di Michele Zagaria, ora accusato dalla procura Antimafia di aver preso in consegna una penna usb appartenuta al boss, catturato dopo quasi 17 anni di latitanza, è stato chiamato a deporre come testimone al tribunale di Napoli nord di Aversa nel processo «Medea».

 

L'agente di polizia in attesa dell'udienza, saltata per una disfunzione di comunicazione, ha dichiarato: «Sono stato dipinto come un mostro, come un colluso. Quella pennetta non so cosa sia. Se una pen drive c’era, non l’ho presa io. Non c’eravamo solo noi quel giorno della cattura in via Mascagni a Casapesenna e chi ha eseguito le indagini lo sa.  Mi hanno trasferito in servizio a Isernia, a 200 chilometri di distanza da casa. Sto vivendo un incubo per una cosa che non ho fatto, spero finisca tutto presto. Per fortuna ho la mia famiglia che mi da forza».

L’udienza del processo Medea è stata rinviata al 31 maggio al centro direzionale di Napoli, poiché la Telecom non è riuscita a mettere in contatto la saletta del carcere di Bancali dove si trova Pino Fontana, l’imputato principale del processo, rinchiuso al 41 bis in Sardegna, considerato il «socio occulto» nel business del mattone di Zagaria, con l’aula al primo piano del palazzo di giustizia. Nella prossima udienza saranno ascoltati i vertici dei carabinieri e della guardia di finanza.

Intanto, i pm della Dda hanno chiesto al gip e al Riesame una misura cautelare per Oscar Vesevo, ma quattro giudici hanno bocciato la richiesta. Le indagini sul conto di Vesevo sono ancora aperte.