Catturato il babyboss degli Scissionisti. Incastrato dalle intercettazioni

scissionisti A.D. omicidio Laperuta NouvoI carabinieri di Castello di Cisterna e di Melito, martedì hanno fatto irruzione nel rione 219 di Melito, considerato il fortino degli Amato-Pagano, dando esecuzione a un’ordinanza emessa dal gip presso il tribunale per i minorenni di Napoli su richiesta della locale procura con le accuse di omicidio aggravato da finalità mafiose e di detenzione e porto illegale di armi da guerra, a carico di D.A., 16enne di Melito. Il giovane, nipote dei fondatori del cartello scissionista Cesare Pagano e Lello Amato, è ritenuto un elemento di spicco del clan camorristico omonimo, operante nel controllo degli affari illeciti a Melito e nei comuni limitrofi.

 

L’indagato, secondo gli inquirenti  sarebbe mandante e autore del duplice delitto di Alessandro Laperuta e Mohamed Nouvo, consumato in un appartamento al 4° piano di Melito il 20 giugno 2016 per “punire” iniziative troppo autonome delle vittime non adeguati alla strategia del clan. Il ragazzino a soli 15 anni avrebbe ideato, organizzato e consumato insieme a 2 complici maggiorenni l’omicidio con lo scopo di dare l’esempio agli altri uomini della cosca. In particolare le due vittime furono castigate per essersi avvicinate al gruppo degli “autonomi” capeggiato da Pietro Caiazza, “l’afragolese” finito nel mirino dei sicari fuori ad un centro scommesse a Mugnano, lo scorso dicembre.
Il tragico bilancio di quell'agguato, uno dei più cruenti che la città di Melito abbia visto, fu di due morti e un ferito. Quando i carabinieri e i sanitari del 118, il 20 giugno dello scorso anno arrivarono in via Giulio Cesare, si trovarono di fronte ad una scena raccapricciante, con i due corpi a terra immersi in una pozza di sangue e materiale organico sparso ovunque sia in casa che in strada. Per uno, Alessandro Laperuta, non ci fu nulla da fare, per l'altro, Mohammed Nouvo, il personale sanitario tentò una disperata corsa in ospedale che si rivelò inutile. Durante l’esecuzione, però, qualcosa andò storto, nella colluttazione venne ferito lo stesso 16enne, che scappò sanguinante a bordo dello scooter insieme ad un complice. Il 16enne riuscì a raggiungere l’ospedale di Giugliano, l’altro invece venne bloccato e portato in Caserma dove ha poi fornito dichiarazioni contrastanti.

In questo modo ha fatto il suo esordio nelle vicende criminali D.A., rampollo del clan, chiamato improvvisamente dopo l'arresto di sua zia Rosaria Pagano e dei quattro capipiazza Caiazza, i fratelli Cancello e Mauriello, (quest'ultimo, 'O Cir' era considerato l'uomo che portava avanti gli affari della famiglia in territorio melitese-ndr), a prendere in mano le redini degli Scissionisti. 

Il piccolo ras sarebbe stato incastrato da alcune intercettazioni telefoniche attraverso le quali sarebbe emerso il ruolo di capo nonostante la giovanissima età. Infatti avrebbe impartito ordini agli affiliati sugli affari illeciti. Gli altri due sono due fedelissimi, tra cui un capopiazza.

Dopo l'arresto il 16enne è stato rinchiuso nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.