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Lusciano: catturato il latitante Giuseppe Virgilio, accusato di omicidi commessi a San Marcellino e Frignano

Giuseppe VirgilioNella notte appena trascorsa, nell'ambito di un'indagine coordinata dalla DDA della procura della Repubblica di Napoli, i carabinieri di Caserta hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due indagati ritenuti responsabili di concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco, tutti reati commessi con l’aggravante delle finalità mafiose.

 Le indagini, sostenute dalla dichiarazioni di diversi pentiti, hanno portato gli inquirenti a ritenere che a commettere gli efferati omicidi di Antonio Bamundo e Gennaro Di Chiara siano stati il 39enne Nunzio Clarelli, già detenuto in carcere, ed il 40enne Claudio Giuseppe Virgilio. Quest’ultimo è stato catturato in via De Amicis, a Lusciano, all’interno dell'abitazione di alcuni parenti. Il pluripregiudicato quarantenne, scovato in un nascondiglio nella casa dei parenti luscianesi, era irreperibile dal 15 settembre del 2016, quando aveva violato gli obblighi derivanti dall’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. L’uomo è accusato di aver fatto parte del gruppo armato autore di entrambi gli omicidi.

Il Gip ha confermato la versione emersa dalle indagini e confermata dai collaboratori di giustizia, secondo cui i due delitti furono decisi da Michele Zagaria e Antonio Iovine e poi affidati al 48enne Bruno Lanza, che ne organizzò fattivamente le esecuzioni. 
Secondo l'accusa, in particolare Clarelli e Virgilio, su ordine di Antonio Iovine avrebbero  ammazzato Gennaro Di Chiara a Frignano nei pressi di un bar in via Libertà,  il 20 febbraio 2000. La vittima, esponente di un’altra fazione del clan, osò minacciare di morte Lanza in seguito ad una lite sorta per il controllo delle attività estorsive sul territorio e per questo fu punito. 
Nel secondo episodio contestato, Claudio Giuseppe Virgilio agì invece su ordine di Enrico Martinelli e Michele Zagaria, uccidendo nel maggio 2000 Antonio Bamundo all’interno di un distributore di carburante di San Marcellino. Bamundo faceva parte della fazione del clan capeggiata da Vincenzo Zagaria e fu ammazzato perché ritenuto responsabile di aver fornito alla Polizia informazioni utili alla cattura di Michele Zagaria, all’epoca ancora latitante.

ra irreperibile dal settembre 2016 dopo essere sfuggito all’arresto con l’accusa di essere il responsabile degli omicidi di Gennaro Di Chiara e Antonio Bamundo, avvenuti nel 2000 a Frignano e San Marcellino.

Fino a quando, all’alba di venerdì, Claudio Giuseppe Virgilio, 40 anni, ritenuto esponente della fazione Iovine del clan dei casalesi, è stato catturato a Lusciano, in via De Amicis, dai carabinieri del reparto operativo di Caserta, diretti dal tenente colonnello Nicola Mirante. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal tribunale di Napoli, su proposta della Direzione distrettuale antimafia.

Le indagini, basate anche sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di individuare in Nunzio Clarelli, 39 anni, già detenuto per altre vicende, e in Virgilio gli esecutori materiali dei due omicidi. Virgilio, in particolare, avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco. Gli omicidi, secondo quanto accertato dagli investigatori, furono decisi, rispettivamente, da Michele Zagaria e Antonio Iovine, e affidati a Bruno Lanza, 48 anni, il quale ne curò l’organizzazione e l’esecuzione.

Lo stesso Lanza, insieme a Clarelli e Virgilio, su disposizione di Iovine, eseguì l’omicidio di Di Chiara, il 20 febbraio 200 a Frignano, vicino a un bar in via della Libertà. La vittima, appartenente ad un’altra fazione del clan dei casalesi, fu punita per aver rivolto esplicite minacce di morte a Lanza a seguito di un litigio determinato da ragioni di controllo delle estorsioni nella cittadina.

Sempre Lanza, insieme a Virgilio, su disposizione di Michele Zagaria ed Enrico Martinelli (entrambi già destinatari di un’ordinanza cautelare nel giugno dello scorso anno proprio in relazione a tali fatti), si rese responsabile, nel maggio di quello stesso anno, dell’omicidio di Antonio Bamundo, eseguito in un distributore di carburanti a San Marcellino. Bamundo, appartenente alla fazione capeggiata da Vincenzo Zagaria, fu punto perché fornì alle forze di polizia indicazioni utili alla cattura di Michele Zagaria, all’epoca latitante, arrestato poi undici anni dopo a Casapesenna.