Ricostruzione post-terremoto dell'Aquila: arrestati imprenditori legati al clan dei Casalesi

terremNove imprenditori sono stati arrestati nell'ambito dell'operazione "Caronte", condotta dai carabinieri dell'Aquila e coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia del capoluogo abruzzese. Quattro dei nove arrestati sono finiti agli arresti domiciliari, tutti dovranno rispondere di estorsione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nell'ambito della ricostruzione post-terremoto dell'Aquila.

Le misure sono state richieste dai sostituti procuratori David Mancini e Roberta D’Avolio e accordate dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella.

A finire per prime nel mirino degli investigatori sono state due imprese operanti nel nostro territorio, una delle quali già da qualche tempo aveva trasferito la propria sede nel capoluogo abruzzese. Le ditte sono ritenute dagli inquirenti vicine ad alcuni esponenti del clan dei Casalesi. Secondo l'accusa le persone coinvolte, sfruttando lo stato di necessità, indigenza ed estrema difficoltà economica in cui versavano gli operai, nei rispettivi comuni di residenza, avrebbero reclutato manodopera "a basso costo", mantenuta in una condizione di sudditanza fisica e psicologica sotto minaccia di licenziamento, da impiegare nei lavori edili connessi alla ricostruzione post-sisma 2009. Proprio per mantenere questo controllo sui lavoratori, che venivano subito allontanati in caso di proteste o rimostranze, al momento dell’assunzione veniva fatta sottoscrivere una lettera di dimissioni priva di data che veniva trattenuta dai datori di lavoro.

Inoltre, secondo gli inquirenti le ditte individuate e monitorate, tutte operanti nel settore della ricostruzione anche con ruoli di una certa importanza, opererebbero nella posizione, meno evidente, del subappalto per conto di altre società. Esse sarebbero state a conoscenza dell’operato degli imprenditori campani, traendone diretto profitto, fino ad assumere formalmente, in alcuni casi, personale della ditta subappaltatrice che, di fatto, ne manteneva il diretto controllo.

Per questo motivo, oltre alle quattro misure restrittive già citate, sono state emesse dal gip per il medesimo reato di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con l’aggravante della continuazione", anche 5 misure cautelari di divieto temporaneo di esercitare attività professionali o imprenditoriali per 6 mesi, a livello personale, che riguardano altrettanti imprenditori ma non le loro imprese, tranne l'unica colpita da interdittiva.